PERSONAGGI CELEBRI
Alcune Persone che hanno portato lustro alla nostra terra...
- MATTEO RENATO IMBRIANI
L’educazione ricevuta presso l’Accademia militare di Torino lo spinse a partire volontario per la guerra di liberazione; si distinse in battaglia tanto da essere promosso luogotenente dall’Eroe dei due mondi.
La Sua vita militare subì il freno definitivo con la conversione al pensiero repubblicano di Mazzini, a seguito della morte in battaglia del fratello Giorgio, ardente sostenitore dell’ideologia del fondatore della Giovane Italia.
Sposò Irene Scodnik (la quale, in seguito, divenne il più attendibile biografo del consorte; tra le sue pubblicazioni cito “I fratelli Imbriani”, edito da Coop. Tip. Chiostro S. Sofia, 1922) e si dedicò alla vita politica, impregnandola del suo amore per la verità, della sete di giustizia, della sua comprensione del dolore e della sofferenza dei poveri. Nel 1889, fu eletto nel collegio Trani- Corato –Ruvo. All'indomani delle elezioni presentò alla Camera la prima proposta di legge per l'Acquedotto Pugliese, fondamentale per quella regione che, come egli stesso sostenne, era “assetata d'acqua e di giustizia”.
Nonostante il suo impegno e la sua dedizione, però, la presentazione non fu presa in considerazione e ci vollero ancora tanti anni di duro lavoro prima che arrivasse l'acqua nel tacco d’Italia. Resta, però, il grande merito di Imbriani: aver considerato il problema pugliese dell’approvvigionamento idrico non più una questione meramente locale, bensì un caso nazionale, un vero e proprio dovere morale per l’intero Stato Italiano.
A Imbriani si deve anche il conio del termine “Irredentismo” e la creazione della posizione politica corrispondente, tesa al riscatto dal nemico oppressore e all’unificazione nazionale.
Nonostante il forte legame alle origini della famiglia, Imbriani ebbe il primo vero contatto con la realtà irpina solo nel triennio 1872-1875, quando, con la moglie, si stabilì nella Casa Giulia a San Martino Valle Caudina, trascorrendo anche parti delle estati nella nostra Roccabascerana. I pochi anni vissuti a San Martino V.C., la salute ormai cagionevole e gli affari politici, però, non gli permisero di lasciare un segno evidente nella vita politica del paese. L'insuccesso delle sue candidature nelle elezioni di provincia lo testimoniano. Nonostante ciò, Matteo Renato riuscì a creare una rete di rapporti con vari esponenti politici di indubbia fede patriottica, che potevano divenire nodi fondamentali per la diffusione delle idee repubblicane in tutte le zone del Principato Ultra.
In quel periodo nacquero anche i primi conflitti con la famiglia sammartinese dei Del Balzo, dovuti all’intento di Imbriani di abolire le sottoprefetture per creare dei grandi comuni ed evitare, così, la tirannia di poche famiglie, tra le quali, appunto, quella dei baroni Del Balzo. L’unico esponente della famiglia avversa che ebbe un rapporto, seppur di “odio-amore”, con il nostro, fu Carlo Del Balzo, data la similitudine delle sue idee politiche con quelle dell’Imbriani. Matteo Renato, infatti, influenzò notevolmente la formazione politica del giovane barone: dalla scelta dell'indirizzo unitario alla battaglia per l'autonomismo comunale, dall'abolizione delle prefetture e delle sottoprefetture al suffragio universale. I due stabilirono anche un’intensa corrispondenza epistolare durante il periodo di praticantato d’avvocato a Napoli di Carlo. Detta relazione prima venne bruscamente interrotta a causa dei continui scontri tra le due famiglie, poi, grazie alle comuni idee politiche, gli antichi rancori furono stemperati, tanto che sarà lo stesso Carlo del Balzo, dopo la morte di Matteo, a commemorarlo, proprio a San Martino V.C.
Con l'ausilio di alcuni politici del tempo, Imbriani riuscì ad estendere in Irpinia ramificazioni dell'associazione In Pro dell'Italia Irredenta. Furono costituiti tre comitati ausiliari, una società aderente e quattro soci corrispondenti. L'ordinamento dell'associazione comprendeva:
• i Comitati di Organamento, con sede nelle principali città d'Italia e con funzioni di coordinamento organizzativo a base provinciale;
• il Comitato di Trasmissione, diviso in due ordini, uno per le Alpi Giulie l'altro per le Alpi Retiche, con compiti di collegamento con i comitati segreti delle terre irredente;
• i Comitati Ausiliari, con sede in città di secondaria importanza o in grosse borgate;
• i Corrispondenti, cioè tutti quei singoli individui desiderosi di cooperare.
Uno dei comitati era situato anche a Roccabascerana, sotto la guida dei fratelli Michele e Giovanni Imbriani.
Matteo Renato Imbriani morì nella sua amatissima Casa Giulia. Secondo le volontà testamentarie “La mia Casa Giulia in San Martino V.C. con il vigneto annesovi, diverrà casa di salute per militari feriti combatteno per l'indipendenza nazionale. Se non fosse accettata dallo Stato, andrà venduta anch'essa - ma divisa in parecchie quote, a diverse persone - e la rendita rimarrà destinata per la fondazione di un premio annuo da conferirsi a quell'italiano nato fra le Alpi e, il Mare, compresovi le isole - che scriverà o pubblicherà il miglior lavoro”.
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VISCIONE ANTONIO
La sua vena sospirosa avrebbe potuto ancor più arricchire il patrimonio canoro di Napoli, con gemme da incastonare vicino alla sua Luna Rossa, se un terribile male non lo avesse colto nella piena maturità artistica.
Ingegno vivacissimo, dotato di forte comunicativa, era considerato uno dei più efficaci e rappresentativi artefici del nostro bel canto. Completati gli studi classici, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia e successivamente collabora, come critico d’arte, con i giornali "Roma" e "La Repubblica". Fin da ragazzino sente forte la passione per la musica e comincia a suonare le sue prime composizioni sul pianoforte dell’albergo dei genitori. Questi ultimi però, desiderando per il figlio un avvenire solido e sicuro, ostacolarono fortemente i suoi desideri ed è per questo che egli, non potendo studiare pianoforte, ha composto e suonato da autodidatta, ad orecchio. La famiglia voleva fare di lui un dottore in medicina, ma Antonio, vocato com'era alla musica, approfittava dell'assenza dei genitori, impegnati nella gestione di un albergo, per martellare note su note sul pianoforte di casa. Imparata la musica, a diciott'anni compose la prima canzone: "Dormiveglia", su versi in italiano di Ciro Parente. Quando i genitori l'ascoltarono alla radio dal cantante Dalla, accompagnato dall'orchestra Mojetta, capirono che non avrebbero avuto mai un medico in casa, ma capirono anche che si trovavano al cospetto di un elegante ed estroso compositore.
Faceva parte degli autori de' La Canzonetta allorché la guerra interruppe la sua attività; alla ripresa, passato qualche anno, ebbe la sua più grande affermazione con la canzone "Luna Rossa", su versi di Vincenzo De Crescenzo. Fondò una casa editrice propria, l'A.B.C., e mise su spettacoli che vantavano cantanti e attori di primissimo piano, e messe in scena ricche di gusto. E così, aiutandosi fischiettando e poi cercando sulla tastiera del piano le note esatte, compose i suoi celebri capolavori immortali "Luna Rossa"(tradotta in tutte le lingue, suonata anche a ritmo di Tam Tam), "Il Mare", "Suonno a Marechiaro", "Nisciuno" o "Giuramento" e tante, tante altre, creando un repertorio sorprendentemente vasto e vario e collaborando con i più grandi artisti di quegli anni.
La sua ultima canzone "Ma Pecchè?"la scrisse quando un male crudele, che lo avrebbe, portato alla morte, ne aveva già minato il fisico, ma non la mente, fervida e lucida, né l'ispirazione. Morì infatti a soli 48 anni il 22.06.1966.
Abitò e compose per lungo tempo in via Giuseppe Pica, ove era l'albergo di famiglia a cui rimase comunque legato.
In dialetto: Luna rossa (1950), Giuramento (1953), Balcone chiuso (1954), '0 Titratto 'e Nan ninella (1955), L'ultimo raggio 'e luna (1957), Comma ll'onna (1958), Suonno a Marechiaro (1958), Senz"e te (1959), Sti mmane (1960), Settembre cu me (1961).
In lingua: II mare (1960).
- P. VITTORIO GENOVESI S. J
- P. Domenico Grasso S.J.
Nato a Roccabascerana il 26 giugno 1917, appena ter¬minati gli studi elementari seguì nella vocazione il fratello maggiore P. Francesco entrando nella Compagnia di Gesù. Dopo il normale curriculum di studi classici e teologici con¬seguì la laurea in Teologia Dommatica nella Pontificia Uni¬versità Gregoriana di Roma.
L'anno seguente 1950 iniziò la carriera accademica nella stessa Università presso la facoltà di Missiologia.
Dopo 7 anni di magistero rnissiologico, seguito da un anno di preparazione, iniziò il suo insegnamento di teologia pastorale per la facoltà di teologia nel 1958, anno in cui ve¬niva eletto un Papa estremamente pastorale, Giovanni XXIII.
P. Grasso è stato il primo o il secondo censore di al¬meno un centinaio di tesi di dottorato. Ha pubblicato in ita¬liano, spagnuolo e inglese almeno 29 libri nel campo della teologia pastorale. I suoi contributi più importanti sono nel campo della predicazione. La versione dell'Annuncio della salvezza è stata adottata come libro di testo perfino nella fa¬coltà protestante di Dallas, nel Texas, dove P. Grasso ha insegnato come professore invitato.
Per portare avanti la teologia pastorale P. Grasso è stato un viaggiatore instancabile, ha insegnato per otto anni presso «Lumen vitae» di Bruxelles e per quattro anni presso l'Istituto Pastorale a Madrid. Nel 1962 svolse per la prima volta un corso estivo all'Università di Notredame negli Stati Uniti e successivamente, per parecchi anni, è stato un perito molto ascoltato in materia di pastorale nell'Ameri-ca del Nord, nell'America Centrale e nell'America Latina. Ha insegnato dall'emisfero Nord (Canada) all'emisfero Sud (Cile).
Due volte P. Grasso fece conferenze e corsi nell'Africa francofona. Un viaggio di due mesi in Asia servì a spiegare il testo conciliare «Ad gentes» in India, in Tawan.
Per molti anni ha insegnato anche al « Laterano» e a Regina Mundi», ma soprattutto notevole è stata la sua attività in Vaticano, dove è stato incisivo e ascoltato consultore di diverse Congregazioni. E stato anche perito in tutte e le sessioni del Concilio Vaticano II. Dal principio fine ha lavorato alla stesura del decreto «Ad gentes», sull'attività missionaria della Chiesa. Ha anche contribuito .1I decreto sull'ufficio pastorale dei Vescovi nella Chiesa Christus Dominus».
E' stato poi segretario speciale del Sinodo dei Vescovi I, I 1974 sull'evangelizzazione, tracciando insieme ad altri studiosi il metodo tuttora valido per i sinodi dei Vescovi.
Gli ultimi anni l'attività di P. Grasso è notevolmente diminuita per motivi di salute. Costretto a vivere all'interno d,-11a stessa Università Gregoriana ha ancora svolto, per filo glielo consentivano le forze, una moderata attività di studio.
Ì: deceduto il 30 marzo 1988.
- Mons. Pietro Santoro
Nato a Roccabascerana il 30 novembre 1913, dopo le , scuole elementari entrò nel Seminario Arcivescovile di Benevento, dove percorse tutto il curriculum degli studi clas¬sicii e teologici. Ordinato Sacerdote nel 1927, dopo un breve periodo di attività pastorale in Parrocchia, fu chiamato a coprire l'incarico, prima di Vicerettore e poi di Rettore nel Pontificio Seminario Regionale di Benevento.Per questa sua lunga attività di Rettore, nel 1967 dalla Santa Sede fu nominato Vescovo e, dopo l'ordinazione episcopale avvenuta nella Cattedrale di Benevento, assegnato alla sede Vescovile di Trivento.Da Trivento passò alla sede di Larino e Termoli, attualmente è titolare dell'Arcidiocesi Metropolitana di Campobasso/Boiano. L'attività Pastorale che ha svolto è notevole. E' morto da pochi anni.
- Sabatino Piantadosi
Compiuti gli studi tecnici in questo Stato, subito cominciò a lavorare nel campo sindacale. Nel 1968 divenne membro dell'Australian Labour Party impegnandosi prevalentemente nella difesa dei diritti dei lavoratori emigrati. Nel 1979 primo italiano fu eletto Segretario Generale del Sindacato Idraulici e due anni dopo era già Presidente del medesimo Sindacato.
Il 1983 è stato l'anno che lo ha visto salire ai vertici della carriera sindacale e politica. Prima fu eletto premiato membro a vita del Sindacato; presentatosi poi alle elezioni politiche fu eletto Senatore dell'assemblea legislativa di Western Australia.
Con la sua elezione la Comunità Italiana del Western Australia ha compiuto un significativo passo avanti nella conquista di quel posto di rilievo che numericamente le spetta. Per la prima volta nella storia di questo Stato un italiano è stato eletto ad una carica legislativa.
Pur eletto senatore, Sam Piantadosi è rimasto tra i più validi soci e sostenitori dell'A.N.C.O.L., l'associazione impegnata nel promuovere lo sviluppo della Comunità Italiana emigrata.
(Fonte Annuario '87 - '88 Roccabascerana nella Valle Caudina)