PERSONAGGI CELEBRI

 

Alcune Persone che hanno portato lustro alla nostra terra...

 

  • MATTEO RENATO IMBRIANI


Figlio del letterato e patriota Paolo Emilio, professore di Diritto naturale e Diritto delle genti all'università di Pisa, e di Carlotta Poerio, nacque a Napoli il 28 novembre 1843.
L’educazione ricevuta presso l’Accademia militare di Torino lo spinse a partire volontario per la guerra di liberazione; si distinse in battaglia tanto da essere promosso luogotenente dall’Eroe dei due mondi.
La Sua vita militare subì il freno definitivo con la conversione al pensiero repubblicano di Mazzini, a seguito della morte in battaglia del fratello Giorgio, ardente sostenitore dell’ideologia del fondatore della Giovane Italia.
Sposò Irene Scodnik (la quale, in seguito, divenne il più attendibile biografo del consorte; tra le sue pubblicazioni cito “I fratelli Imbriani”, edito da Coop. Tip. Chiostro S. Sofia, 1922) e si dedicò alla vita politica, impregnandola del suo amore per la verità, della sete di giustizia, della sua comprensione del dolore e della sofferenza dei poveri. Nel 1889, fu eletto nel collegio Trani- Corato –Ruvo. All'indomani delle elezioni presentò alla Camera la prima proposta di legge per l'Acquedotto Pugliese, fondamentale per quella regione che, come egli stesso sostenne, era “assetata d'acqua e di giustizia”.
Nonostante il suo impegno e la sua dedizione, però, la presentazione non fu presa in considerazione e ci vollero ancora tanti anni di duro lavoro prima che arrivasse l'acqua nel tacco d’Italia. Resta, però, il grande merito di Imbriani: aver considerato il problema pugliese dell’approvvigionamento idrico non più una questione meramente locale, bensì un caso nazionale, un vero e proprio dovere morale per l’intero Stato Italiano.
A Imbriani si deve anche il conio del termine “Irredentismo” e la creazione della posizione politica corrispondente, tesa al riscatto dal nemico oppressore e all’unificazione nazionale.
Nonostante il forte legame alle origini della famiglia, Imbriani ebbe il primo vero contatto con la realtà irpina solo nel triennio 1872-1875, quando, con la moglie, si stabilì nella Casa Giulia a San Martino Valle Caudina, trascorrendo anche parti delle estati nella nostra Roccabascerana. I pochi anni vissuti a San Martino V.C., la salute ormai cagionevole e gli affari politici, però, non gli permisero di lasciare un segno evidente nella vita politica del paese. L'insuccesso delle sue candidature nelle elezioni di provincia lo testimoniano. Nonostante ciò, Matteo Renato riuscì a creare una rete di rapporti con vari esponenti politici di indubbia fede patriottica, che potevano divenire nodi fondamentali per la diffusione delle idee repubblicane in tutte le zone del Principato Ultra.
In quel periodo nacquero anche i primi conflitti con la famiglia sammartinese dei Del Balzo, dovuti all’intento di Imbriani di abolire le sottoprefetture per creare dei grandi comuni ed evitare, così, la tirannia di poche famiglie, tra le quali, appunto, quella dei baroni Del Balzo. L’unico esponente della famiglia avversa che ebbe un rapporto, seppur di “odio-amore”, con il nostro, fu Carlo Del Balzo, data la similitudine delle sue idee politiche con quelle dell’Imbriani. Matteo Renato, infatti, influenzò notevolmente la formazione politica del giovane barone: dalla scelta dell'indirizzo unitario alla battaglia per l'autonomismo comunale, dall'abolizione delle prefetture e delle sottoprefetture al suffragio universale. I due stabilirono anche un’intensa corrispondenza epistolare durante il periodo di praticantato d’avvocato a Napoli di Carlo. Detta relazione prima venne bruscamente interrotta a causa dei continui scontri tra le due famiglie, poi, grazie alle comuni idee politiche, gli antichi rancori furono stemperati, tanto che sarà lo stesso Carlo del Balzo, dopo la morte di Matteo, a commemorarlo, proprio a San Martino V.C.
Con l'ausilio di alcuni politici del tempo, Imbriani riuscì ad estendere in Irpinia ramificazioni dell'associazione In Pro dell'Italia Irredenta. Furono costituiti tre comitati ausiliari, una società aderente e quattro soci corrispondenti. L'ordinamento dell'associazione comprendeva:
• i Comitati di Organamento, con sede nelle principali città d'Italia e con funzioni di coordinamento organizzativo a base provinciale;
• il Comitato di Trasmissione, diviso in due ordini, uno per le Alpi Giulie l'altro per le Alpi Retiche, con compiti di collegamento con i comitati segreti delle terre irredente;
• i Comitati Ausiliari, con sede in città di secondaria importanza o in grosse borgate;
• i Corrispondenti, cioè tutti quei singoli individui desiderosi di cooperare.
Uno dei comitati era situato anche a Roccabascerana, sotto la guida dei fratelli Michele e Giovanni Imbriani.
Matteo Renato Imbriani morì nella sua amatissima Casa Giulia. Secondo le volontà testamentarie “La mia Casa Giulia in San Martino V.C. con il vigneto annesovi, diverrà casa di salute per militari feriti combatteno per l'indipendenza nazionale. Se non fosse accettata dallo Stato, andrà venduta anch'essa - ma divisa in parecchie quote, a diverse persone - e la rendita rimarrà destinata per la fondazione di un premio annuo da conferirsi a quell'italiano nato fra le Alpi e, il Mare, compresovi le isole - che scriverà o pubblicherà il miglior lavoro”.
Il feretro fu portato a spalla dai garibaldini tra una folla immensa, dai balconi piovvero fiori. Casa Giulia è anche il luogo in cui il popolo di San Martino ha posto una lapide, che non è sicuramente l’unica a commemorare Matteo Renato: basti pensare a quelle di Ariano, Avellino, Corato. Città, quest’ultima, in provincia di Bari, particolarmente amata dal politico, tant’è che egli le donò la sua biblioteca personale; e proprio grazie a questo nobile atto fu istituita la biblioteca comunale. Quale ringraziamento Corato dedicò a lui, a suo padre e suo fratello una statua e delle strade.

 

 

  • VISCIONE ANTONIO

  

 
ANTONIO VISCIONE, in arte VIAN (fondendo le iniziali del cognome e del nome), nasce a Napoli il 14.06.1918.
La sua vena sospirosa avrebbe potuto ancor più arricchire il patrimonio canoro di Napoli, con gemme da incastonare vicino alla sua Luna Rossa, se un terribile male non lo avesse colto nella piena maturità artistica.
Ingegno vivacissimo, dotato di forte comunicativa, era considerato uno dei più efficaci e rappresentativi artefici del nostro bel canto. Completati gli studi classici, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia e successivamente collabora, come critico d’arte, con i giornali "Roma" e "La Repubblica". Fin da ragazzino sente forte la passione per la musica e comincia a suonare le sue prime composizioni sul pianoforte dell’albergo dei genitori. Questi ultimi però, desiderando per il figlio un avvenire solido e sicuro, ostacolarono fortemente i suoi desideri ed è per questo che egli, non potendo studiare pianoforte, ha composto e suonato da autodidatta, ad orecchio. La famiglia voleva fare di lui un dottore in medicina, ma Antonio, vocato com'era alla musica, approfittava dell'assenza dei genitori, impegnati nella gestione di un albergo, per martellare note su note sul pianoforte di casa. Imparata la musica, a diciott'anni compose la prima canzone: "Dormiveglia", su versi in italiano di Ciro Parente. Quando i genitori l'ascoltarono alla radio dal cantante Dalla, accompagnato dall'orchestra Mojetta, capirono che non avrebbero avuto mai un medico in casa, ma capirono anche che si trovavano al cospetto di un elegante ed estroso compositore.
Faceva parte degli autori de' La Canzonetta allorché la guerra interruppe la sua attività; alla ripresa, passato qualche anno, ebbe la sua più grande affermazione con la canzone "Luna Rossa", su versi di Vincenzo De Crescenzo. Fondò una casa editrice propria, l'A.B.C., e mise  su spettacoli che vantavano cantanti e attori di primissimo piano, e messe in scena ricche di gusto. E così, aiutandosi fischiettando e poi cercando sulla tastiera del piano le note esatte, compose i suoi celebri capolavori immortali "Luna Rossa"(tradotta in tutte le lingue, suonata anche a ritmo di Tam Tam), "Il Mare", "Suonno a Marechiaro", "Nisciuno" o "Giuramento" e tante, tante altre, creando un repertorio sorprendentemente vasto e vario e collaborando con i più grandi artisti di quegli anni.
La sua ultima canzone "Ma Pecchè?"la scrisse quando un male crudele, che lo avrebbe, portato alla morte, ne aveva già minato il fisico, ma non la mente, fervida e lucida, né l'ispirazione. Morì infatti a soli 48 anni il 22.06.1966.
Abitò e compose per lungo tempo in via Giuseppe Pica, ove era l'albergo di famiglia a cui rimase comunque legato.
Partecipò più volte al Festival di San Remo, mentre a quello di Napoli, salvo rare eccezioni, fu sempre presente con belle canzoni e buoni piazzamenti.
I SUCCESSI
In dialetto: Luna rossa (1950), Giuramento (1953), Balcone chiuso (1954), '0 Titratto 'e Nan ninella (1955), L'ultimo raggio 'e luna (1957), Comma ll'onna (1958), Suonno a Marechiaro (1958), Senz"e te (1959), Sti mmane (1960), Settembre cu me (1961).
In lingua: II mare (1960).

 

 

 

  • P. VITTORIO GENOVESI S. J

 

Nacque a Roccabascerana il 23 aprile 1887. Alla età di 15 anni, precisamente il 3 dicembre 1901, entrò nella Compagnia di Gesù, nella provincia Veneta, dove percorse il normale curriculum di studi umanistici e teologici. Nel 1919 fu destinato a far parte della Direzione Nazionale dell'Apostolato della Preghiera, con sede a Roma, in via degli Astalli, che da allora fu la sua residenza abituale. In questa attività profuse le sue migliori energie promuovendo con la parola e in maniera incisiva con gli scritti la diffusione della devozione al S. Cuore. L'impegno principale fu di gettare le basi dottrinali di tale devozione. Frutto in gran parte di questa sua fatica fu il largo diffon­dersi di questa devozione in Italia negli anni '20. Tutto questo lavoro ebbe poi il punto culminante nella enciclica «Miserentissimus Redemptor» di Pio XI dell'8 marzo 1928, alla cui redazione si sa per certo che il P. Genovesi non fu estraneo.
In seguito il raggio della sua azione si allargò notevol­mente con l'impegno preminente nella predicazione, nel solco della Oratoria Sacra dei secoli precedenti. Predicò Quaresimali in molte città d'Italia. Tenne corsi di esercizi spirituali a sacerdoti e religiosi. Nel 1948 predicò gli eser­cizi alla corte Pontificia alla presenza di Pio XII e l'anno seguente fu invitato a fare gli esercizi ai Prelati della Con­gregazione del Santo Ufficio.
Dopo il 1940 iniziò per il P. Genovesi un nuovo ge­nere di lavoro che lo portò a prestare la sua opera nelle con­gregazioni romane alla diretta dipendenza della Santa Sede. Da principio gli venne la nomima di Innografo della Sacra Congregazione dei Riti; in seguito fu nominato primo con­sultore della stessa Congregazione (20-6-1951), assegnato alla Sezione delle cause di Beatificazione e Canonizzazione dei Servi di Dio, quindi, l'anno seguente (12/2/1952), Consultore della Sacra Congregazione del Concilio per la sezione catechistica. Questa attività, specialmente il lavoro per la Congregazione dei Riti, lo teneva intensamente occu­pato nello studio severo e diligente della vita e delle opere dei Servi di Dio che si proponevano per la elevazione all'onore degli altari. In seguito, il 12 agosto 1959, il P. Genovesi veniva annoverato tra i membri della VIII Com­missione di Studi preparatori per il prossimo Concilio.
Ma il nome del P. Genovesi resterà a lungo legato spe­cialmente alla sua fama di poeta latino. In merito alla padro­nanza della lingua e della poesia latina, lo stesso P. Gio­vanni affermò di non avere mai insegnato latino, di non aver mai coltivato di proposito studi letterari, di non aver mai frequentato pubbliche università. Di tutto si professava debitore alla Compagnia di Gesù, nei cui ordinamenti di studi la lingua e la poesia latina hanno una grande inci­denza. Fu sotto la guida di valenti maestri gesuiti che egli apprese e si impadronì in maniera perfetta della lingua e della metrica latina, seguendo con impegno la «Ratio stu­diorum» della Compagnia. A proposito egli citava come suoi maestri ed ispiratori il P. Giuliano e il P. Alfonso Ca­gnacci, quest'ultimo già premiato nel 1908 con medaglia d'oro al concorso di poesia latina della R. Accademia Olandese di Ainsterdam. Questa vena poetica giovanile del P. Genovesi ebbe un arresto quasi completo per la durata di parecchi anni, causa l'intenso e indefesso lavoro che lo teneva costantemente occupato in altre attività. Ma nell'ottobre del 1928, causa il distacco della retina di un occhio, fu costretto a limitare no­tevolmente la sua molteplice attività. Ricomparve così e si approfondì la sua vena poetica. Cominciò a mandare i suoi componimenti ai concorsi di poesia latina alla R. Accademia Olandese di Amsterdam. Nacque così Hirpinus, come egli stesso volle in seguito chiamarsi in omaggio alla sua Hirpi­nia. La prima volta che P. Genovesi partecipò al «Certamen Hoefftianum» di poesia latina nella capitale olandese fu nel 1935, e questo fu il fortunato inizio di una serie di successi che gli acquistarono una reputazione e una fama internazio­nale ognora crescente. Concorse ai certami internazionali di poesia latina di Amsterdam nove volte, presentando in tutto undici composizioni e conseguendo tre volte il premio della medaglia d'oro ed otto volte la «Magna Laus». Ottennero la medaglia aurea i componimenti Hyle (1936), Taedium vitae (1943), Patrius amor (1948); furono invece decorati con «Magna Laus» i carmi Roma caput mundi (1935), Satanas (1937), Comnzunia vitae (1938), Vere novo (1938), Animi certamen (1939), Verbum (1947), Nuntiorum Publicorum glutinator (1948), Talitha (1955). Queste autentiche perle poetiche sono state inserite nella edizione ufficiale pubbli­cata dall'Accademia di Amsterdam, un bel volume rilegato dal titolo Carmina Hoef ftiana. Fu questo, il ventennio 1935-55, il periodo che potremo definire solare della pro­duzione poetica del P. Genovesi. Nel 1940 e nel 1942 prese parte al concorso di poesia latina «Teodorico Ruspantini», indetto dalla Università di Roma ed entrambe le voltee con­seguì il premio.
La sua produzione poetica è quanto mai vasta ed è ve­nuta fuori in varie pubblicazioni: Carmina (1942), Carmina fidei (1942), Carmina patriae (1942), Poemata (1946), Musa latina (1948), Lyra sacra (1952), alle quali vanno ag­giunti numerosissimi altri carmi composti per determinate occasioni. Tutta la sua opera in versi latini è stata definiti­vamente raccolta nei due volumi Carmina (1959, vol. I) e Carmina-vol. alterum (1964).
Dopo la stampa di questi due volumi, la voce poetica del P. Genovesi si andò affievolendo sempre più. Compose ancora qualche pregevole ode, poi il silenzio solenne della morte, che lo colse il 20 novembre 1967.
La vasta opera letteraria del P. Genovesi, oltre quelli già ricordati (ai quali va anche aggiunto il premio «Città di Roma», nel IX concorso nazionale di prosa latina indetto nel XXVII centenario della fondazione di Roma, conseguito nel 1947), ebbe anche altri alti riconoscimenti.
Innanzi a tutti gli altri dobbiamo ricordare quello del Sommo Pontefice Pio XII che, ancora cardinale, non mancò di attestare al Padre la sua alta stima. Da Pontefice poi gli fece giungere la nomina di Innografo della Congre­gazione dei Riti. Numerosi furono i contributi che in questa qualità furono da lui dati alla Innografia ufficiale. Basti ri­cordare gli inni per il nuovo Ufficio della festa dell'Assunzione dopo la definizione dogmatica del novem­bre 1950, oltre i numerosi inni per la festa del S. Cuore e molti altri per le varie ricorrenze liturgiche. Pio XII poi espresse solennemente il suo plauso e la sua stima con una lettera a lui indirizzata il 20/1/1952, dopo aver ricevuto in omaggio il volume Musa Latina. Un altro autorevole atte­stato di stima gli venne da parte del Presidente della Repub­blica Luigi Einaudi, al quale il Padre aveva anviato in omaggio il volume Poemata. Scrive il Presidente: «Ho già dato un pò a tutto una prima scorsa e sono rimasto ammi­rato non solo della freschezza, spontaneità ed eleganza di espressione che attestano assai più di un perfetto dominio della lingua dei nostri padri, ma anche un'ispirazione sem­pre viva e originale cui la sua opera attinge temi ed imma­gini, così da assumere, in un clima di elevazione umani­stica, ad autentica poesia. Attendo con impazienza il mo­mento in cui mi sarà dato di raccogliermi in una più meditata lettura dei suoi suggestivi versi». Tralasciando, per brevità, altri giudizi di insigni letterati apparsi su varie riviste, ri­cordo solo che nel 1945 al P. Genovesi giungeva la nomina a socio dell'Arcadia: la nomina recava la firma di Luigi Pie­trobono, Custode Generale: solo questo nome aveva signi­ficato di lode e di riconoscimento.
Nel 1952 ebbe la nomina a membro onorario perpetuo dell'Istituto di Studi Romani, facendo subito parte della Commissione dei quimqueviri incaricati di esaminare e di giudicare i lavori presentati al Certamen Capitolinum. Di questa Commissione P. Genovesi alcune volte fu anche Presidente.
 
 
Nel 1957 fu eletto membro ordinario del Centro di Studi Ciceroniani. Nel 1960 dall'Ente Provinciale per il Turismo di Roma gli fu assegnata la medaglia d'oro per l'ode composta per le Olimpiadi di Roma e fu la quarta a lui assegnata in riconoscimento del suo valore. Una quinta medaglia d'oro gli fu concessa nel 1962 dal Presidente della Repubblica Italiana: è la medaglia dei benemeriti della cul­tura.
Oltre gli scritti già menzionati, di P. Genovesi vanno ricordate almeno alcune opere di carattere dogmatico-ascetico, come La vita soprannaturale nei suoi principi e nelle sue manif'estazioni, Il mistero del Verbo incarnato; e altri lavori di carattere apologetico, come Tra maestro e discepolo, La verità della fede nella Bibbia, Il primato del Papa e la venuta di S. Pietro a Roma, Alla Chiesa credo e ai protestanti no (in versi mnemonici).

 

  •  P. Domenico Grasso S.J.

Nato a Roccabascerana il 26 giugno 1917, appena ter¬minati gli studi elementari seguì nella vocazione il fratello maggiore P. Francesco entrando nella Compagnia di Gesù. Dopo il normale curriculum di studi classici e teologici con¬seguì la laurea in Teologia Dommatica nella Pontificia Uni¬versità Gregoriana di Roma.
L'anno seguente 1950 iniziò la carriera accademica nella stessa Università presso la facoltà di Missiologia.
Dopo 7 anni di magistero rnissiologico, seguito da un anno di preparazione, iniziò il suo insegnamento di teologia pastorale per la facoltà di teologia nel 1958, anno in cui ve¬niva eletto un Papa estremamente pastorale, Giovanni XXIII.
P. Grasso è stato il primo o il secondo censore di al¬meno un centinaio di tesi di dottorato. Ha pubblicato in ita¬liano, spagnuolo e inglese almeno 29 libri nel campo della teologia pastorale. I suoi contributi più importanti sono nel campo della predicazione. La versione dell'Annuncio della salvezza è stata adottata come libro di testo perfino nella fa¬coltà protestante di Dallas, nel Texas, dove P. Grasso ha insegnato come professore invitato.
Per portare avanti la teologia pastorale P. Grasso è stato un viaggiatore instancabile, ha insegnato per otto anni presso «Lumen vitae» di Bruxelles e per quattro anni presso l'Istituto Pastorale a Madrid. Nel 1962 svolse per la prima volta un corso estivo all'Università di Notredame negli Stati Uniti e successivamente, per parecchi anni, è stato un perito molto ascoltato in materia di pastorale nell'Ameri-ca del Nord, nell'America Centrale e nell'America Latina. Ha insegnato dall'emisfero Nord (Canada) all'emisfero Sud (Cile).
Due volte P. Grasso fece conferenze e corsi nell'Africa francofona. Un viaggio di due mesi in Asia servì a spiegare il testo conciliare «Ad gentes» in India, in Tawan.
Per molti anni ha insegnato anche al « Laterano» e a Regina Mundi», ma soprattutto notevole è stata la sua attività in Vaticano, dove è stato incisivo e ascoltato consultore di diverse Congregazioni. E stato anche perito in tutte e le sessioni del Concilio Vaticano II. Dal principio fine ha lavorato alla stesura del decreto «Ad gentes», sull'attività missionaria della Chiesa. Ha anche contribuito .1I decreto sull'ufficio pastorale dei Vescovi nella Chiesa Christus Dominus».
E' stato poi segretario speciale del Sinodo dei Vescovi I, I 1974 sull'evangelizzazione, tracciando insieme ad altri studiosi il metodo tuttora valido per i sinodi dei Vescovi.
Gli ultimi anni l'attività di P. Grasso è notevolmente diminuita per motivi di salute. Costretto a vivere all'interno d,-11a stessa Università Gregoriana ha ancora svolto, per filo glielo consentivano le forze, una moderata attività di studio.
Ì: deceduto il 30 marzo 1988.

 

 

  •  Mons. Pietro Santoro

Nato a Roccabascerana il 30 novembre 1913, dopo le , scuole elementari entrò nel Seminario Arcivescovile di Benevento, dove percorse tutto il curriculum degli studi clas¬sicii e teologici. Ordinato Sacerdote nel 1927, dopo un breve periodo di attività pastorale in Parrocchia, fu chiamato a coprire l'incarico, prima di Vicerettore e poi di Rettore nel Pontificio Seminario Regionale di Benevento.Per questa sua lunga attività di Rettore, nel 1967 dalla Santa Sede fu nominato Vescovo e, dopo l'ordinazione episcopale avvenuta nella Cattedrale di Benevento, assegnato alla sede Vescovile di Trivento.Da Trivento passò alla sede di Larino e Termoli, attualmente è titolare dell'Arcidiocesi Metropolitana di Campobasso/Boiano. L'attività Pastorale che ha svolto è notevole. E' morto da pochi anni.

 

  • Sabatino Piantadosi

 

Nato nel comune di Roccabascerana, frazione Squillani, il 15 marzo 1946, fanciullo di appena 6 anni, precisamente nel 1952, seguì i genitori, Salvatore e Angelina Farina, emigrati per motivi di lavoro in Australia.
Compiuti gli studi tecnici in questo Stato, subito cominciò a lavorare nel campo sindacale. Nel 1968 divenne membro dell'Australian Labour Party impegnandosi prevalentemente nella difesa dei diritti dei lavoratori emigrati. Nel 1979 primo italiano fu eletto Segretario Generale del Sindacato Idraulici e due anni dopo era già Presidente del medesimo Sindacato.
Il 1983 è stato l'anno che lo ha visto salire ai vertici della carriera sindacale e politica. Prima fu eletto premiato membro a vita del Sindacato; presentatosi poi alle elezioni politiche fu eletto Senatore dell'assemblea legislativa di Western Australia.
Con la sua elezione la Comunità Italiana del Western Australia ha compiuto un significativo passo avanti nella conquista di quel posto di rilievo che numericamente le spetta. Per la prima volta nella storia di questo Stato un italiano è stato eletto ad una carica legislativa.
Pur eletto senatore, Sam Piantadosi è rimasto tra i più validi soci e sostenitori dell'A.N.C.O.L., l'associazione impegnata nel promuovere lo sviluppo della Comunità Italiana emigrata.

 

 

(Fonte Annuario '87 - '88 Roccabascerana nella Valle Caudina)