Casati
ORIGINE DEI COGNOMI
In Latino il Nomen era l'identificativo della persona, mentre il Cognomen era l'identificatore della Gens di appartenenza. Gens è qualcosa di più che famiglia, come la intendiamo noi, ma è piuttosto il clan, cioè l'insieme di tutti quanti discendono da una stessa origine comune. Dall'uso latino, si è passati ad una definizione di origine più indiretta, quindi al concetto di soprannome.
- Derivazioni...
Abbiamo cognomi come derivazioni di termini che indicano professioni, origini geografiche, caratteristiche fisiche ecc. I primi cognomi appaiono in Italia nel IX secolo come prerogativa distintiva di una classe privilegiata, poi man mano il fenomeno si diffonde sempre più, fino ad arrivare in epoca rinascimentale ad essere abbastanza diffuso. Non è ancora comunque una caratteristica ereditaria, ma piuttosto un carattere distintivo della persona, solo i nobili trasferiscono ai figli primogeniti l'uso dell'identificativo del casato, che così si perpetua. Verso il XVIII° secolo il bisogno di far un pò d'ordine e la necessità di identificare popolazioni diventate ormai troppo popolose porta all'imposizione per legge dell'obbligo del cognome. Una vera e propria statistica riguardante l'origine dei vari cognomi non esiste, ma si stima che un 35% derivi da nomi propri del padre o del capostipite, un altro 35% abbia relazione con la toponomastica, cioè faccia riferimento a nomi di paesi o località o zone, un 15% sia relativo a caratteristiche fisiche del capostipite, un 10% derivi dalla professione o dal mestiere o dall'occupazione o dalla carica mentre un 3% sia di derivazione straniera recente ed un 2% sia un nome augurale che la carità cristiana riservava ai trovatelli.
- Barbati
Barbati ha un ceppo nel cremonese, uno nel modenese, uno tra Roma e L'Aquila,
uno tra napoletano ed avellinese ed
uno nel tarantino, Barbato ha un importante ceppo nel Veneto ed uno ancora più
importante in Campania, dovrebbero derivare dal cognomen latino Barbatus
portato ad esempio da Lucius Cornelius Scipio Barbatus console di Roma
nell'anno 298 a.C.
all'epoca della terza guerra sannitica, in epoca medioevale ricordiamo
ricordiamo San Barbato nato a Vandano di Cerreto Sannita (BN) nei primi anni
del VII° secolo.
- Imbriani
L’albero genealogico degli
Imbriani iniziò a Roccabascerana per continuare con il ramo di San Martino
Valle Caudina e poi Napoli e poi Pomigliano. Ne riportiamo solo il ramo di
Roccabascerana.
Coppola, nella sua ricerca su “La famiglia Imbriani” afferma che “alle radici
dell’albero sta un Giovanni Imbriano vissuto tra gli ultimi decenni del 1500 e
i primi del 1600. Di lui non conosciamo altro, se non che dev’essere
considerato il capostipite, da cui procedono ininterrottamente tutti gli altri
Imbriani di questa famiglia. Dovette essere un piccolo proprietario terrriero o
anche un grosso, per quei tempi, affittuario di Roccabascerana, inteso alla
cura del suo fondo, che formò il primo nucleo del patrimonio”.
L’albero genealogico inizia con Giovanni Imbriani, che sposa Porzia Minucci di
Pietrastornina; di poi viene il figlio Ottavio, vissuto dal 1613 al 1704. Poi
segue il notaio Giovanni Imbriani, che sposa Camilla Scalzo, ed abita nel luogo
detto Lo Puzzo, al centro del paese. Egli genera sette figli, di cui cinque
maschi, Francesco, Ottavio, Aniello, Cesare, Andrea e due femmine, Aurelia e
Porzia.
Le due figlie si sposano, fuori paese. Si sposano pure i due maschi Francesco e
Ottavio.
Ma, nel 1654, scorgiamo che è già intervenuto un ridimensionamento nella
componente maschile di prima generazione, con la scomparsa di Francesco e del
chierico Cesare, premorti al padre.
Francesco aveva avuto un figlio, Pietro, di cui si sono perse le tracce. Come
si perdono quelle di Andrea e Aniello. Non si sa se queste perdite possano
collegarsi alla colossale calamità che si abbattè su Roccabascerana, come su
tutto il Mezzogiorno, ossia la peste del 1656.
Quindi la famiglia Imbriano di prima generazione si riduce al solo Ottavio.
Questi segna una vera e propria svolta nella linea sociale della famiglia
perché non esercita alcuna professione liberale, vista anche la difficoltà del
contesto socio-economico, susseguente alla catastrofe demografica causata dalla
peste, in cui si trova a vivere.
I suoi figli, sulla base dei documenti giunti sino a noi, sono tre:due maschi e
una femmina.
Egli è infatti un grosso proprietario fondiario, il quale vive per ben novant’
anni e si sposa tre volte.
Da Ottavio deriva la seconda generazione degli Imbriani con i due figli maschi
Nicola e Andrea.
Sono dei figli piuttosto ribelli. Infatti ad un certo punto abbandonano la casa
paterna per mettersi in proprio.
Dalle fonti documentali si rinviene che Nicola Imbriano è “sindico esattore”
delle imposte municipali e “procuratore dell’ ordine di S. Francesco”. Si sposa
due volte, prima con la compaesana Costanza Cicotta e poi con la montesarchiese
Beatrice Gabriela, la quale apre nel borgo di Rocca un negozio “ di tele di
casa…”. Da Nicola e Beatrice Gabriela nasce Matteo.
Andrea , l’ altro Imbriano di seconda generazione, invece, esercita piccoli
uffici di interesse pubblico. La sua principale attività però è legata all’
agricoltura. Egli sposa una compaesana, Camilla Parrella, dalla quale ha sei
figli: due donne, Costanza e Caterina e quattro maschi , Giovanni, Francesco,
Agnello e Cesare.
Con questo solido impianto familiare, di singolare impronta contadina, inizia
il ramo cadetto degli Imbriani di Roccabascerana.
Per la terza generazione c’è Matteo Imbriano, dottore in diritto. Sposa una
pannarenese, Anna Germano che porta in dote una quarantina di tomoli di terra e
gli dà sei figli. Matteo mette insieme 150 tomoli di terra, comprese tre
masserie, un discreto contingente di animali e tre case, di cui una di 35
stanze,nella quale abita, sull’ orlo occidentale del borgo di Rocca, nel luogo
detto “Li Sarchioti”.Svolge in maniera attiva la professione di avvocato,
stringendo rapporti significativi e produttivi con gli effettivi poteri
presenti in loco: l’ ecclesiastico, il feudale, il municipale.
I due figli maschi, Giuseppe e Francesco seguiranno le orme del padre,
laureandosi in diritto ed esercitando entrambi la professione di avvocato.
Delle quattro figlie femmine ne sopravvivono solo due, di cui se ne sposerà
solo una, mentre l’ altra farà la monaca di casa.
Il ramo cadetto rocchese si presenta con quattro nuclei familiari, cui
capocuochi, tutti contadini, sono: Giovanni, massaro, sposa Alessandra Minuccia
di Pietrastornina e abita in una casa di quattro stanze nel luogo detto “La Teglia” sotto il castello
feudale;Agnello, bracciale putatore, sposa la compaesana Caterina Perone ed
abita in una casa di tre stanze nel luogo detto “Lo Puzzo”; Cesare e Francesco
, rispettivamente massaro e bracciale , sposano le due sorelle Alessandra e
Rosa Maffeo ed abitano in comune in una casa di sei stanze, anch’ essa sita nel
luogo detto “Lo Puzzo” al centro del paese.
Nella quarta generazione quindi ci sono il primogenito Giuseppe e il fratello
Francesco.
Il primogenito Giuseppe si sposa con Rosa Abamonte di Vitulano, ha tre figlie,
ma muore poco più che trentenne; l’unico suo figli maschio nascerà dopo la sua
morte e porterà il suo stesso nome. Il nonno Matteo poi nomina questo piccolo
nipote coerede, insieme al suo secondogenito Francesco.
Quest’ultimo, come abbiamo detto anch’ egli avvocato, sposa Carmela Pisanelli
di San Martino, ma da lei non avrà eredi. Si trasferisce proprio a San Martino,
dove assume l’ incarico di agente generale dello “stato feudale” caudino dei
Leonessa comprendente i feudi di San martino, Roccabascerana, Ceppaloni e
Terranova. Terrà quast’ incarico a lungo fino a che, una volta lasciatolo, non
ottiene che sia affidato al nipote Giuseppe, anch’ egli ormai dottore di
diritto.
Quest’ ultimo sposa Lucrezia Capone di Terranova e da lei ha due figli.
I componenti del ramo cadetto rocchese di quarta generazione sono otto, almeno
quattro dei quali mettono su famiglia: Antonio, Francesco, Andrea e Angelo.
La quinta generazione degli Imbriano si colloca nel periodo che termina nell’
incrocio dei due secoli , il Settecento e L’ Ottocento.
Nella quinta generazione ci sono Matteo e Anna, figli di Giuseppe.
Nel ramo cadetto rocchese è possibile individuare almeno tre famiglie, i cui
capocuochi sono Carmine, Francesco e Aniello Imbriano. Quest’ ultimo, figlio di
Angelo, è diventato notaio.C’è quindi un’ ascesa sociale nella quinta
generazione degli Imbriani rocchesi.
Nella sesta generazione il capofuoco è Matteo Imbriani,il quale, pur nascendo a
Rocca, studia e vive a Napoli. Matteo è il primo che figura nei documenti col
cognome Imbiani al plurale, che in questa forma resterà d’ora in poi. Sposa
Caterina di Falco di Pomigliano, che gli dà due figli Rosa e Paolo Emilio. Una
volta morto il padre, nel 1810, torna a San Martino, succedendogli nell’
ufficio di agente generale del duca. Matteo lascia poi quest’ ufficio quando
viene nominato consigliere della nativa provincia di Principato Ultra. Nel 1820
diviene deputato nel parlamento napoletano; sarà poi mandato in esilio dal
Regno delle Due Sicilie nel 1823,esilio che consumerà tra Roma e Firenze fino
al 1831. Una volta rimpatriato vivrà soprattutto nel preferito domicilio
pomiglianese e nella dimora napoletana.Quando torna nel territorio caudino, è a
San Martino che preferisce trattenersi.
Matteo si spegne nel 1847 ed è sepolto al cimitero di Napoli. Il figlio Paolo
Emilio ha provveduto poi a far trasferire la salma a Pomigliano nella tomba di
famiglia, e a dedicare una solenne e epigrafe latina al padre hirpino caudino
domo arce Basciarana.
La morte di Matteo Imbriani suggella definitivamente il distacco da
Roccabascerana del ramo principale degli Imbriani.
Nel ramo cadetto, ben fermo a Rocca, - che assume anch’ esso, come l’ altro, d’
ora in poi il cognome Imbriani al plurale-rintracciamo ben cinque famiglie tra
cui quella di un altro notaio. Rientrano in quelle famiglie gli Imbriani
rocchesi ( Michele, Gaspare e Pasquale) coinvolti nei moti carbonari degli anni
venti dell’ Ottocento. C’è da dire comunque che i rapporti tra il ramo
principale e quello cadetto rocchese degli Imbriani è stato sempre ottimale.
Dalla settima alla ottava generazione il ramo principale non è più rocchese, ma
napoletano con il capofuoco Paolo Emilio Imbriani. È questo il breve, ma
tumultuoso periodo degli Imbriani del Risorgimento : Paolo Emilio e i suoi
sette figli: Giuseppe, Caterina e Giulio che premorirono al padre, così come
gli ultimi e già adulti Giulia e Giorgio, il quale cadde ventitreenne a Dijon
nel 1871 tra i volontari garibaldini della guerra franco prussiana; Vittorioso,
il quale muore nel 1866 all’ età di 45 anni,dopo la cui morte nasce la
figlioletta Carlotta; infine Matteo Renato, terzogenito maschio dopo Giuseppe e
Vittorio, il quale non avrà figli e morirà nel 1901 proprio a San Martino Valle
Caudina, nella casa forse ereditataa dal lontano prozio Francesco. Con Matteo
Renato si estingue il ramo principale della Famiglia Imbriani. Per quanto
riguarda il ramo rocchese invece, nel 1901, troviamo una decina di famiglie
Imbriani, una delle quali è quella del notaio Gennaro Imbriani, della quale i
discendenti giungono sino ai giorni nostri.
- Maffei
Cognome panitaliano, presenta più ceppi originari sia al nord che al centro sud, deriva dal nome medioevale italiano Maffeo. La famiglia Maffei è molto antica e annovera tra i suoi illustri antenati due cardinali: romani Bernardino Maffei (1514-1553) e Marc'Antonio Maffei (?-1583), ed un segretario della Repubblica di Genova, il bergamasco Giovanni Pietro Maffei (1536-1602).
- Mazzone
Mazzon è tipicamente veneto, dell'area che comprende padovano, trevisano e veneziano in particolare, Mazzone è assolutamente panitaliano, si individuano parecchi ceppi, nelle Puglie, in Basilicata, in Calabria, in Sicilia, nella Sardegna nord orientale e in provincia di Roma, Mazzoni è più specifico del centronord, possono derivare sia da un soprannome originato dal vocabolo mazza (legato a capacità guerriere), sia dal vocabolo ammazza (in senso lato o proprio), possono anche discendere dal nome medioevale germanico Mazzi o Mazzo e, in alcuni casi da errori di trascrizione relativi al nome Masone (aferesi di Tommasone). Tracce di questa cognomizzazione le troviamo nella seconda metà del 1400 ad Alessandria con il pittore Giovanni Mazzone e ad Imola: "...Vita functo Antonio Matzoni eligitur ad Imolensem Cathedram a Paulo II...".
- Russi - Russo
Russi sembrerebbe specifico delle Puglie, mentre Russo è molto diffuso in tutt'Italia, deriva da soprannomi dialettali legati alla caratteristica della colorazione dei capelli o della carnagione del capostipite. Tracce di questo cognome si hanno già nel 1200, in un atto del 7 febbraio 1279 redatto in Lunigiana viene citato un giudice Russo con un figlio notaio, vi si legge infatti: "...bona fide et sine fraude in omnibus et per omnia, pres. supr. iudice, coram dom. Russo iudice et Francischino not.° eius filio in curia...". Nel 1400 a Napoli troviamo un notaio Francesco Russo, nel XVI° secolo, in Sicilia, a Militello si trova un tal frate Bernardo Russo, erudito francescano che insegnò nelle principali cattedre dell'Ordine, facendosi apprezzare per le suevaste conoscenze.