Roccabascerana

 
 
 

  • Territorio.

 
Il territorio di Roccabascerana, posizionato al confine tra le province di Avellino e Benevento, situato a ridosso di una collina alle pendici appenniniche, compreso tra la Valle Caudina e la Valle del Sabato ed integrato nella Comunità Montana del Partenio, conta un aggregato di sei piccole frazioni…

 

scorcio della valle di Roccabascerana          Vista della valle di Roccabascerana

 
Nel particolare… 

  • ROCCA Capoluogo.
 

Le prime notizie ufficiali su Roccabascerana, un ridente borgo medievale di poco più di duemila anime, oggi Capoluogo e sede del palazzo Municipale, risalgono al 971 d. C..
Alcuni documenti testimoniano come intorno alla chiesa di S. Angelo, nel periodo della dominazione Longobarda, sorse, sulla rocca, il Castello e quindi il primo nucleo di dimoranti.
Le varie denominazioni, in un primo momento Quascirana ed in seguito Rocca de Guasserana, derivano tutte dal termine “gwass” che significa vassallo e sono espressione dei vari domini che nei secoli si sono susseguiti.
Un territorio, quello di Roccabascerana, tutto da esplorare per gustarne a pieno la natura e quanto di bello essa può offrire: oggi è particolarmente apprezzato soprattutto per le sue zone ancora incontaminate, per i suoi paesaggi, per la possibilità di percorrere sentieri ed itinerari naturalistici e per le molte occasioni, date dalle varie sagre locali, di assaporare piatti tipici della tradizione realizzati con metodi naturali e nel rispetto delle antiche ricette.
In espansione la produzione di vino… oggi più che mai stimato, è rinomato per le sue caratteristiche uniche, grazie a metodi di coltivazione biologici,.
Me è soprattutto nella riscoperta del folclore locale e nella possibilità di riviverlo in prima persona, grazie ad alcuni eventi particolari come Quascirana …tra Arte, Storia e Sapore, che Roccabascerana trova la sua vera espressione…

  • Chiesa SS. Giorgio e Leonardo.

        

 
La chiesa, in tipico stile neogotico, fu costruita nel 1936, oggi necessitante di notevoli rifacimenti, presenta un prospetto principale caratterizzato da un grande rosone raggiato. Il portale ad arco acuto completa il disegno degli esterni. L’interno è a tre navate, come suggerito dalla facciata esterna, di cui, quella centrale, conclusa da un abside affrescato.

  • Cappella della Confraternita del Ss. Rosario.

Risale al Settecento questa piccola chiesa, oggi in fase di ristrutturazione, in cui è conservato un interessante trittico affrescato raffigurante scene tratte dal Nuovo Testamento e risalente al XVIII secolo.

 

 

  • Il Tiglio.

          
 

Il secolare tiglio che si erge nella piazza di Roccabascerana fu piantato nel 1798. Esso rappresenta un simbolo di libertà, cosi come gli altri tigli che vennero piantati nel centro di ogni paese, a ricordo delle popolazioni dei paesi della Valle Caudina che avevano aderito e partecipato ai moti rivoluzionari della Repubblica Partenopea.

  • frazione CASSANO CAUDINO.

 

Il nome Cassano si presta a più interpretazioni: potrebbe derivare da un non identificato tempo di “Jano” di origine Etrusca oppure da “Castrum Carissanum” di chiara origine Romana.
Chiare, in ogni caso, le sue antiche origini che vanno ben oltre una precisa datazione: una tomba ritrovata, fatta di argilla con una pietra appuntita a mo' di lancia, posta alla testa di questo sepolcro reca, addirittura, una iscrizione che fa pensare alla preistoria.
Attualmente sopra la collinetta “Brecceto”, meglio conosciuta come “Monte Colonna” dove sorgeva un antico tempio diroccato, è stata edificata una piccola cappella dedicata alla “Madonna di Lourdes” la quale, ogni anno, è meta dei molti fedeli che in occasione della Pasqua inscenano la “via crucis”.

  • frazione TUORO.

 

In vari documenti si apprende che la sua origine è antichissima: la sua denominazione potrebbe derivare da una di quelle antiche tribù sannite che, fermatesi in questo territorio, avrebbero dato il nome dell'animale sacro che le aveva guidate.
La tradizione ci ricorda che l’antica località sia scomparsa in una sola notte per un improvviso movimento di terreno franoso che travolse ogni cosa; si racconta di una grossa quercia che esisteva in questa località che venne inghiottita, scomparendo per sempre insieme al paese.

  • frazione SQUILLANI.
 

Trova la sua origine intorno al XVI o XVII sec. prendendo il nome, molto probabilmente, da un Signore di nome Squillaci o Squillano.
In questa località molti sono stati i ritrovamenti archeologici: in particolare, degna di nota e tutt'ora esistente, una lapide di pietra raffigurante un uomo con un bambino in braccio, effigie di un “Lare Romano”, divinità protettrice molto cara al focolare domestico.

  • frazione ZOLLI.


Poche sono le notizie riguardanti questa frazione. La denominazione, potrebbe rifarsi a qualche famiglia di nome Zollo trasferitasi qui intorno alla fine del XVII sec. Qualche antica vestigia, invece, è stata ritrovata in un boschetto a nord del paese ma tuttavia data la scarsità delle notizie non è possibile fare una vera e propria ricostruzione storica dell’aggregato.

  • frazione TUFARA.

 
 

Tufara trae la sua origine dalla composizione del suo territorio ricco di tufi. Anticamente veniva chiamata Tofara, e fin dai tempi dei Sanniti era luogo di transito tra le genti Caudine e le altre tribù del Sannio. Luogo di continui scontri d’armi, nel corso dei secoli, per la particolare ubicazione, fu teatro delle maggiori battaglie per la conquista dei territori limitrofi.

 

 

IL TERRITORIO DELL'ANTICO BORGO

DI ROCCABASCERANA È POSIZIONATO AL CONFINE TRA LE PROVINCE DI AVELLINO E BENEVENTO, SU UNA COLLINA SCOSCESA/ ED È COMPRESO TRA LA VALLE CAUDINA E LA VALLE DEL SABATO, A POCHI MINUTI DAL MAFARIELLO, DA MONTEVERGINE E DALL'ACOUA DELLE VENE. L'AREA DEL BORGO MEDIEVALE CONSERVA TRACCIA DELLE DOMINAZIONI SVEVA, ARAGONESE ED ANGIOINA.

di Gennaro Salzano 

L'entroterra della Campania, dominato dall'Appennino, si snoda con catene e massic­ci isolati ed irregolari, che con le loro montagne aspre e poco popolate scendono verso la costa tirrenica, mostrando un ambiente differenziato e vario, caratterizzato ora da versan­ti spogli e pietrosi tipici della natura carsica delle rocce, ora da pendii e cime ricche di vegetazione ad alto fusto. Un paesaggio in cui la natura risulta ancora predominante nei con­fronti di un habitat che risente del ri­modellamento ambientale apportato dall'uomo e che si manifesta con la presenza di piccoli centri abitati sparsi nel territorio e di trasformazioni territoriali ad uso agricolo. L'imma­gine che ne deriva permette di ap­prezzare, da un lato, l'evoluzione dell'ambiente e, dall'altro, di ricono­scere quegli aspetti di vita contadina che, nell'insieme, ritraggono l'atmo­sfera di quella civiltà rurale, la cui co­noscenza storica e geografica con­sente di comprendere appieno il ruo­lo prezioso dell'organizzazione spa­ziale del territorio che, nel corso del tempo, ha scandito i ritmi di una so­cietà millenaria.

Per alcune aree della nostra regione, una siffatta conoscenza oggi è indi­spensabile per promuovere scelte politiche conformi a razionalizzare lo spazio geografico, per valorizzare le risorse naturali e il paesaggio, per migliorare i siti esistenti al fine di so­stenere e incrementare le attività produttive, per potenziare le reti del­le comunicazioni e degli scambi, per tutelare quel composito patrimonio umano, fatto di tradizioni, di usanze, di costumi, di credenze, di folclore; in ultima analisi a creare i presuppo­sti culturali e tecnici per incoraggiare la realizzazione di aree geografiche dinamiche e aperte ad un interscam­bio produttivo e intellettuale tra le di­verse realtà sociali esistenti e supe­rando così forme di autogestione chiuse in se stesse, rischiose per il futuro economico e sociale delle stesse comunità.

Ecco che la riscoperta dei borghi an­tichi e del folclore che li anima attra­verso l'organizzazione di manifesta­zioni è un'opportunità educativa e culturale sia per gli abitanti del luo­go, sia per i suoi visitatori, per riaf­fermare in modo consapevole un messaggio di apertura ad una convi­venza sociale che sia anche occa­sione per conoscere le comuni radici culturali, strumento essenziale per comprendere il percorso storico­geografico e progettare e pianificare interventi di conservazione e di valo­rizzazione delle risorse naturali e ar­chitettoniche della nostra regione. In questa linea innovativa, che tende a coniugare sia l'aspetto divulgativo delle diverse fasi storiche sia quello più propriamente enogastronomico e popolare, si pone la manifestazio­ne che anima il borgo antico di Roc­cabascerana, centro irpino situato su un promontorio collinoso della Valle del Sabato affacciato sulla Val­le Caudina. La manifestazione che si tiene agli inizi del mese di settem­bre, dal titolo "Quascirana ... tra Ar­te, Storia e Sapore", è ideata e or­ganizzata dall'associazione Quasci­rana Club, sostenuta dalla Regione Campania e patrocinata dalla Provin­cia di Avellino, dal Comune di Roc­cabascerana e dalla Comunità mon­tana del Partenio.

Il titolo ricorda la vecchia denomina­zione del paese, la cui origine longo­ barda è richiamata nella radice Il quass cioè vassallo, fino a giunge­re, dopo varie altre denominazioni a Rocca Basciarana e quindi a Rocca­bascerana per la presenza di un grande ammasso roccioso (la roc­ca), sulla cui sommità sono visibili i ruderi di un castello di origine longo­bardo-normanna e alla sua base un piccolo borgo, nato intorno alla Chiesa dei Sancti Angeli ( 900 d.C. circa ), che ospitava, come oggi, una piccola comunità dedita principal­mente all'attività rurale. L'area del borgo medievale che ha avuto vicis­situdini storiche risalenti anche alle dominazioni Sveva, Aragonese ed Angioina, è arricchita dal Palazzo del Principe, costruito sotto il dominio angioino, "che ancora oggi con la sua mole compatta domina il centro storico di Roccabascerana e ricorda dall'esterno le roccaforti medievali con prospetti in cui prevalgono i pie­ni sui vuoti. L'ingresso è contrasse­gnato da un maestoso portale ad ar­co a tutto sesto che immette in un androne a cui segue il cortile inter­no" dalla cappella della Confrater­nita del SS. Rosario, risalente al settecento in cui è conservato un trittico affrescato raffigurante sce­ne del Nuovo Testamento e, a po­ che decine di metri dal borgo, dalla Chiesa dei SS. Giorgio e Leonardo, costruita nel 1936 in un tipico stile neogotico.

Dalla guglia rocciosa non ancora vi­sitabile, perché i lavori di ripristino per la messa in sicurezza non sono ancora stati completati per la mani­festazione del prossimo 8 e 9 set­tembre, e dalla terrazza del Palazzo si domina in tutta la sua profondità e ampiezza la Valle Caudina, com­presa tra i modesti rilievi della dor­sale dei monti di Cervinara che continuano nel profilo sinuoso, ma ricco di vegetazione della catena del Partenio, il crinale dei Monti di S.Agata dei Goti e dominato sul la­to nord occidentale dall'inconfondi­bile versante aspro e brullo del massiccio del monte Taburno. Il paesaggio è completato da pendii di campi e di vigneti e uliveti che degradano ora dolcemente, ora con balze scoscese verso valle, e dalla presenza, lungo la fascia pe­demontana, di agglomerati urbani vicini ma non contigui, fino a giun­gere con lo sguardo al Castello di Montesarchio, principale centro commerciale della Strada Statale 7 della Valle Caudina che collega Ca­serta con Benevento, il cui tratto ri­percorre una parte del tracciato ro­mano della Via Appia, strada del­l'Impero Romano che collegava Ro­ma con Brindisi, principale arteria di collegamento tra occidente e orien­te. Il percorso della statale lungo la Valle Caudina ci riporta più indietro nel tempo, un sussulto di circa 2400 anni, quando queste zone abitate dai Sanniti, antica popola­zione di lingua osca che si oppose con tenacia all'espansione di Ro­ma. La popolazione sannita divisa in vari ceppi (Caudini, Irpini, Careci­ni, Pentri), cacciando gli Etruschi, s'impadronì della Campania nel V secolo a.C. ed unica a resistere al­la loro espansione fu la città di Ca­pua, che quando fu nuovamente minacciata ricorse all'aiuto di Ro­ma, dando origine alle guerre sanni­tiche, di cui la seconda memorabile poiché ricorda la spiacevole ed umiliante sorpresa che dovettero subire i romani alle Forche Caudi­ne, dove oggi, all'ingresso della cit­tadina di Forchia, l'evento storico è ricordato da un cartello. Successi­vamente alla seconda guerra san­nitica (326 - 304 a. C.) la stirpe ir­pina (da hirpus, cioè lupo), già re­sasi indipendente dalle altre comu­nità sannitiche, si sottomise a Roma, così come accadde per l'in­tera area geografica del Sannio, con le sue unità regionali più picco­le, che fu via via assorbita dalla do- minazione romana e definitivamen­te annessa, successivamente alla guerra civile (83 a. C.), quando i Sanniti schieratisi con Mario furono duramente sconfitti in una sangui­nosa battaglia a Preneste e migliaia di loro, prigionieri, per comando di Silla furono massacrati, e la stirpe si estinse.

Il comune di Roccabascerana con il suo vasto territorio, suddiviso in sei piccole frazioni, si pone quindi come area di continuità tra la regio­ne geografica dell'Irpinia e quella del Sannio propriamente detta, ri­sultando, altresì, un ponte culturale e geografico tra queste due realtà con quelle più multiformi del napo­letano e del casertano, risentendo più degli altri centri irpini le influen­ze culturali e le vicissitudini stori­che del capoluogo partenopeo. In particolare, a partire dalle vicen­de della Repubblica partenopea, numerosi rocchesi, tra cui molti esponenti della famiglia Imbriani, hanno dimostrato una sentita e convinta partecipazione agli avveni­menti che hanno portato ai moti del 1848 con la concessione della Co­stituzione da parte di Ferdinando Il di Borbone, passando per la forma­zione dell'Unità d'Italia (1861) con la casa regnante sabauda, fino a giungere alle vicende che hanno portato alla nascita della Repubbli­ca (1946) e l'entrata in vigore della Costituzione (1948), circostanze che consentono di comporre, pas­so dopo passo, quelle ricostruzioni del passato minori cui la storiogra­fia ufficiale non riesce a fare luce e che, invece, assumono un significa­to formativo importante se compre­se e accolte nella loro dimensione di punto di partenza per successivi approfondimenti, adatti a tutte le età e ai diversi contesti. Immagine eloquente di questa par­tecipazione e di questa continuità storico-geografica del territorio rocchese è il secolare tiglio che si sta­glia imponente nella piazza all'in­gresso del borgo, piantato, nel 1798, come simbolo di libertà e di giustizia dai rivoluzionari aderenti ai moti di quella, purtroppo, fallita ri­voluzione partenopea che ha dato respiro, lustro e dignità ad ideali che inneggiavano ad un riscatto morale e civile di tutte le popolazio­ni meridionali. Eventi che, opportu­namente rammentati e rievocati, consentono di meditare su vicende che rappresentano il tessuto con­nettivo delle realtà locali con gli av­venimenti storici di respiro genera­le e favorire momenti di aggrega­zione sociale tra le diverse realtà geografiche regionali. "La forza e l'originalità della nostra manifesta­zione è proprio in queste rievoca­zioni ", come afferma il dinamico e intraprendente presidente dell'as­sociazione, il giovane dottor Giu­seppe Cicotti, e si concretizza "nel proporre una drammatizzazione storica " a tema ", alla quale parte­cipa un nutrito numero di guide, che accompagnano i visitatori lun­go le antiche stradine del borgo, immergendoli in un percorso emo­zionante e coinvolgente ". Così co­me è accaduto nell'edizione scorsa dove la tematica di fondo ha coper­to il periodo della seconda guerra mondiale, fino alla nascita della Re­pubblica, consentendo ai visitatori, nel rispetto degli eventi storici, di far vivere attraverso lettere origina­li, foto dell'epoca e dialoghi sempli­ci e immediati sentimenti di ansia, di paura, di gioia e suggestioni di vita quotidiana di una comunità contadina che partecipava e subiva eventi dallo scenario più grande e poliedrico. Il percorso storico si completa con una ricca esposizio­ne di prodotti artistici locali e non (ceramiche, intarsi in legno, prese­pi, cuoio, pittura e scultura) e da un percorso enogastronomico in cui la "minestra ammaritata" e il vino "aglianico" fanno da protagonisti indiscussi di una tavola ricca di altri prodotti naturali, quali i funghi, le castagne, diverse varietà di ortag­gi, l'olio, il miele. Nel tempo, la sa­pienza contadina e l'influenza delle tradizioni culinarie napoletane han­no trasformato i prodotti della terra e di allevamento in pietanze tipiche e peculiari, come "lagana e ciceri" "cicatielli ò pignate", in diverse specialità di salumi e piatti di porta­ta, quali i "fegatelli di maiale" e il "mugliatiello", fatto con interiori di agnello, formaggio pecorino, aglio, prezzemolo e menta, in dolci edul­corati con le diverse e pregiate specialità di miele locale. La riscoperta delle tradizioni, del passato storico, dell'enogastrono­mia si colloca, inoltre, come ulterio­re elemento di un mosaico più ricco delle comunità interne della Cam­pania per un auspicabile sviluppo di un territorio che offre interessanti potenzialità di sviluppo turistico. con l'auspicio di far nascere, in pro­spettiva, una vocazione turistica. fattore di collegamento con le alte realtà regionali per un'offerta turistica integrata e di qualità.